Secondo piano

() Servizi per il pubblico / Ascensore
() Sale con arredamento Sartorio
() Sale con altre collezioni
() Spazi riservati al personale

32. Atrio

In questo piano della villa Anna Sartorio Segrè si stabilì negli ultimi anni di vita, creandovi i suoi appartamenti personali. Alla fine della seconda Guerra Mondiale la proprietà fu requisita e l’arredamento totalmente rimosso, cosicché questi ambienti trovarono, e trovano ancor oggi, destinazioni diverse, come allestimenti permanenti e mostre temporanee.
Dall’atrio, il cui soffitto è decorato con un motivo a finto rilievo in stile neoclassico, si accede al salone e alle sale laterali. A sinistra si aprono le due Sale Tiepolo e le due Sale della porcellana europea. Collezione Giovanni Lokar. A destra le due Sale “Arturo Fittke”. Collezione Giuseppe Piperata.
Gli arredi dell’atrio hanno provenienze diverse: il pianoforte e lo stipo in legno nero con profili in oro appartengono alla collezione Sartorio, così come la console su cui poggiano un orologio e una coppia di candelieri in bronzo dorato parigini, databili tra la fine del XVIII e il primo decennio del XIX secolo, donati nel 2015 dalla signora Odette Pavret de la Rochefordière De Cecco. Una donazione di poco seguente, effettuata dalla famiglia Pepeu nel 2016, ha arricchito le collezioni di un mobile secrétaire in stile Impero databile all’inizio del XIX secolo che, secondo la tradizione familiare, dovrebbe provenire da Villa Murat a Trieste e sarebbe appartenuto a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone.

Atrio

33. Salone degli specchi

Il salone, oggi adibito a mostre temporanee, è adorno di quattro grandi specchi con cornice dorata del tutto simili a quelli esposti nell’atrio al primo piano. Sopra le due porte che conducono alle sale laterali, sono stati effettuati alcuni saggi che hanno messo in luce piccole porzioni di pitture a tempera. Il soffitto presenta invece una decorazione a cassettoni in legno e in gesso sui toni dell’avorio e dell’ocra.

Salone degli specchi

34. Sala da pranzo

A destra del salone si apre la seconda sala da pranzo presente nella casa, il cui arredo, analogamente al Salotto di Paolina, proviene dall’appartamento di via della Geppa, dimora di Anna Sartorio e Salvatore Segrè fino al 1921. L’arredamento si rifà allo stile Luigi XVI e ha superfici dipinte di un tenue verde salvia opaco con leggiadre decorazioni bianche a rilievo. La tappezzeria, risalente agli anni ’70 del ’900, ripropone con fedeltà sia il colore che il motivo decorativo di quella precedente, molto probabilmente scelta da Anna Sartorio.

La Sala da pranzo è un ambiente ideale per l’esposizione – secondo nuclei tematici – della collezione di porcellana dei Civici Musei di Storia ed Arte.
Tra i beni esposti, piccole sculture e vasellame della Manifattura Imperiale di Vienna, risalenti al Settecento, e un pregevole “déjeuner solitaire” – servizio da colazione per un unico commensale – in venti raffinati pezzi decorati a fondo marmorizzato di varie tonalità, realizzato a Parigi dalla manifattura Locré-Russinger tra la fine del XVIII e il primo decennio del XIX secolo. Pervenuto al Museo nel corso del 2015, grazie al dono della signora Odette Pavret de la Rochefordière De Cecco, secondo la tradizione familiare fu regalato da Napoleone Bonaparte, in segno di gratitudine per la fedeltà dimostrata, al nobiluomo Claude Suisse, Baron de Sainte Claire (1773-1824), ufficiale dell’esercito francese e antenato della donatrice.
Di eccezionale interesse anche una preziosa tazza di epoca Biedermeier con la veduta di Piazza Grande a Trieste, in porcellana dipinta e dorata, prodotta dalla Manifattura Imperiale di Vienna nel 1827 e donata dalla famiglia Lokar ai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste nel 2021. Sebbene le vedute di città, e il decoro topografico in generale, fossero un tema molto apprezzato e pertanto frequente nel repertorio decorativo della porcellana viennese fino alla metà dell’800, a quanto consta questa è l’unica tazza esistente dedicata alla città di Trieste. Da notare anche la particolarità dell’immagine che vi è rappresentata, che immortala un momento preciso dell’attuale Piazza dell’Unità d’Italia nell’aspetto che ebbe tra il 1822 e il 1830, quando già esso iniziava a mutare per le trasformazioni e le demolizioni che, nel secondo ’800, le conferirono l’affaccio sul mare.

Sala da pranzo

35-36. Sale della Porcellana europea. Collezione Giovanni Lokar

Nelle due sale è esposta dal 13 dicembre 2025, in un suggestivo allestimento, la preziosa e raffinata collezione di porcellane delle più prestigiose manifatture europee, che con munifico atto mecenatesco nel febbraio 2025 il dott. Giovanni Lokar ha donato al Comune di Trieste.
Frutto di 60 anni di acquisti, con i suoi oltre 500 manufatti essa restituisce al pubblico uno dei capitoli tra i più raffinati della storia artistica europea.
I manufatti sono magnifici esempi della porcellana barocca del primo Settecento, in perfetto stato di conservazione e dotati di marchio, quando la fabbrica lo utilizzava.
Grazie a un evidente intento enciclopedico, la collezione di Giovanni Lokar si distingue per abbondanza e completezza, in virtù delle quali consente di ripercorrere la fortunata e articolata storia della porcellana occidentale, a partire dal suo avvio nel 1709 in Germania, e di approfondirne la produzione in particolare lungo tutto il XVIII secolo, spingendosi anche nella prima metà del secolo seguente.
Sono oltre 80 le manifatture documentate almeno da un oggetto, dall’ambito tedesco all’Italia e all’Europa intera, dalla Spagna alla Repubblica Ceca, dalla Francia alla Danimarca, dall’Inghilterra alla Russia. Nel caso delle principali manifatture, il collezionista ha prescelto gli esemplari dei primi anni di attività, a prima vista forse meno appariscenti ma di assoluta rarità.
Sebbene non manchino servizi, piatti, caffettiere, teiere e sculture, prevalgono le tazze con piattino che, nonostante le dimensioni ridotte, per la loro forma presentano le superfici più adatte a dare risalto al decoro pittorico e agli eleganti fregi in oro.

La porcellana, inventata in Cina, della quale fu esclusivo appannaggio per millenni, in Occidente era considerato magica e misteriosa, poiché pochi potevano entrarne in possesso e, fino al Settecento, nessuno era in grado di produrla poiché ne era ignota la composizione. La sua fragile, traslucida bellezza la fece sempre apparire preziosa, al punto da farle acquisire un valore paragonabile a quello dell’oro e dell’argento ed essere definita “oro bianco”.
A renderla ricercata fu anche la diffusione, nel XVIII secolo, del tè, del caffè e della cioccolata, nuove bevande esotiche di lusso riservate alla cerchia aristocratica e diventate da poco di moda, che potevano essere sorbite solo in recipienti in porcellana, che alla praticità di un materiale non poroso e resistente al calore univa la possibilità di creare forme nuove e aggraziate, in tono con il gusto dell’epoca.
L’esposizione si sussegue tra le due sale: nella prima può essere ripercorsa la produzione europea dai primi esperimenti effettuati dall’alchimista Johann Friedrich Böttger a Meissen, per poi seguire lo sviluppo delle numerosissime manifatture fiorite negli stati che oggi compongono la Germania e in tutta Europa, con una particolare attenzione alle manifatture viennesi Du Paquier e Imperiale e all’attività degli Hausmaler, pittori a domicilio (in prevalenza bavaresi, ma anche boemi, olandesi e inglesi) che, nei primi anni successivi alla scoperta della formula della porcellana, passarono dalla decorazione su vetro e maiolica a quella sulla porcellana sassone, viennese e cinese. Tra loro, Jacob Helchis “primo fra i virtuosi di pitturare le porcellane”, nato a Trieste, virtuoso nel trasferire su porcellana soggetti e tecniche desunti dalle incisioni.
La seconda sala ospita le porcellane della produzione settecentesca italiana, dove le prime esperienze furono promosse da sovrani ma anche da privati: Vezzi a Venezia nel 1720 (il cui nucleo è il più cospicuo al mondo per numero di pezzi in collezione pubblica), Rossetti a Torino e Ginori a Doccia nel 1737, Capodimonte a Napoli nel 1743, Antonibon a Nove di Bassano del Grappa nel 1752/1762, Hewelcke prima a Udine e poi a Venezia nel 1758, attività proseguita con grande successo da Cozzi nel 1764, Boselli a Savona nel 1787, solo per citarne alcuni.
Emerge anche un ricco nucleo di porcellane araldiche, decorate con stemmi nobiliari, con un focus particolare sia su quelle realizzate a Venezia e nel Veneto, sia su quelle commissionate alla manifattura di Meissen dalle nobili famiglie veneziane fra il 1730 e il 1750: fragili oggetti rappresentativi, destinati essenzialmente all’esibizione di uno status sociale.

37. Sale Tiepolo

I Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste possiedono una collezione di disegni tiepoleschi che può essere annoverata tra le più importanti nell’ambito del corpus grafico della pittura veneta settecentesca, sia per il considerevole numero di pezzi, sia perché – coprendo tutto l’arco cronologico dell’arte di Giambattista Tiepolo – si configura come un punto fermo per lo studio dell’opera del maestro.

Fu costituita dal barone Giuseppe Sartorio nel 1893 il quale la acquistò con accortezza e tempestività da un antiquario triestino e per sua espressa volontà alla sua morte, avvenuta nel 1910, la collezione fu donata al Comune di Trieste.

A Giambattista Tiepolo sono ufficialmente attribuiti oltre duemila disegni, il nucleo grafico più consistente che un artista abbia lasciato nel Settecento e forse nella cultura figurativa di tutti i tempi. Tali disegni sono dispersi in numerosi musei e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, tra cui le più consistenti si trovano al Victoria&Albert Museum di Londra, al Kupferstich Kabinet di Stoccarda, al Metropolitan Museum di New York, alla Pierpont Morgan Library a a New York. La collezione Sartorio riunisce ben 254 fogli, di cui venticinque sono disegnati su tutti e due i lati, per cui il numero dei disegni è di 279, di cui solo cinque attribuibili al figlio Giandomenico.

Al fine di valorizzare questo inestimabile patrimonio, il 5 dicembre 1998 in memoria di Giorgio Costantinides, per munifico dono della sua famiglia, sono state inaugurate le due Sale Tiepolo che, grazie alla climatizzazione e a un impianto illuminotecnico idoneo, permettono la miglior conservazione e fruizione dei disegni, esposti a rotazione.

Sale Tiepolo

38.-39. Sale "Arturo Fittke". Collezione Giuseppe Piperata

Foto di Cristian Deklic

Le due sale a destra dell’atrio ospitano la collezione Giuseppe Piperata dedicata al pittore triestino Arturo Fittke (1873-1910). Composta da cinquantasei dipinti, sessanta disegni e un archivio, fu raccolta con passione dal collezionista, devoto estimatore dell’artista, pezzo dopo pezzo, tra il 1920 e il 1975: nobilissima missione che ha permesso di ricostruire il profilo artistico del pittore e mettere in luce il suo significativo ruolo nell’ambito artistico triestino. Questo artista si contraddistingue per uno stile estremamente personale tra realismo ed impressionismo. La sua opera esprime il desiderio di mostrare l’atmosfera luminosa della realtà ed il tratto del suo pennello ci trasmette tutto il tormento della sua anima e la tensione della sua ricerca artistica.

Gabinetto Disegni e Stampe

Terzo piano (fuori mappa)

Inaugurato nel 2010 nel salone centrale della soffitta del Museo Sartorio, il Gabinetto Disegni e Stampe dei Civici Musei di Storia ed Arte raccoglie tutta la collezione grafica dei musei. Essa è venuta formandosi a partire dalla loro apertura, nel 1873, soprattutto tramite lasciti e donazioni, ma anche per acquisti, e spazia dall’ambito cittadino all’arte italiana ed europea.

Il Gabinetto Disegni e Stampe è visitabile solo su appuntamento per esigenze di studio e ricerca.

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